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Rachele Bindi

Giornata mondiale del sonno, i libri da leggere per combattere l’insonnia

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Sono le tre di notte. Siete ancora svegli. Nel dubbio aprite il web alla ricerca di rimedi.
Figuriamoci se non esistevano almeno una cinquantina di manuali di self help votati a dominare l’insonnia.
Benissimo, già sapete che il mio primo consiglio è evitare di aprirli.

Non dimentichiamoci che l’insonnia è solo un sintomo, che può avere molteplici significati individuali e si presenta sotto forme molto diverse tra di loro. Da manuale, l’insonnia si colloca tra i disturbi del sonno, come impossibilità di addormentarsi o di dormire per un tempo adeguato durante la notte.

Si deve aggiungere che talvolta anche un sonno poco ristoratore lascia alla persona la sensazione di non avere dormito e talvolta i resoconti personali sono distanti dalla realtà (non è raro sentire qualcuno che lamenta una insonnia mentre invece ad un riscontro oggettivo il problema non si presenta).

Si diagnosticano 3 tipologie di insonnia:
–    insonnia transitoria, dovuta a cambiamenti di ambiente, momenti di stress, dura meno di una settimana e assomiglia molto alla deprivazione di sonno (sonnolenza e movimento rallentato);
–    insonnia acuta, che perdura per un periodo più lungo, ma comunque inferiore al mese;
–    insonnia cronica, solitamente collegata ad altre patologie psichiche o fisiche. La sua espressione varia molto, soprattutto in relazione alle motivazioni che la generano (arrivando anche ad allucinazioni e affaticamento mentale).
Premetto che per l’insonnia cronica è bene fare gli accertamenti necessari e magari consultare uno specialista, ma possiamo, nel frattempo, vedere come impiegare le ore di veglia in qualche modo, magari leggendo un buon libro.

Sfogliando “Curarsi con i libri” (avrete capito dal mio precedente post che ormai me ne sono innamorata), ho trovato alla voce “insonnia” alcuni vecchi amici che in effetti potrebbero offrire degli ottimi spunti di riflessione.

Primo tra tutti “Finzioni” di Borges, dove c’è un racconto che l’autore stesso definiva “una lunga metafora dell’insonnia” (e non vi dico il titolo del racconto, ma vi sfido ad individuarlo da soli).

Il consiglio che mi sento di dare è di provare, almeno per la transitoria e la acuta, a conviverci invece di combatterle. Spesso il pensiero costantemente concentrato al “dover dormire” acuisce la sintomatologia anzichè eliminarla. A questo scopo, consigliatissima la lettura di “La casa del sonno” di Jonathan Coe. Il romanzo è avvincente e di sicuro non aiuta a prendere sonno, ma del sonno parla parecchio: la stessa struttura narrativa ripercorre le sue fasi e i personaggi ne conoscono bene i disturbi. Potrebbe giovare provare a misurarsi con loro e farsi qualche domanda rispetto alle motivazioni del nostro cattivo rapporto con il dormire.

Per coloro che faticano ad addormentarsi e vogliono impegnarsi in attività noiose per favorire l’arrivo di Morfeo, suggerirei di provare a leggere un libro noioso, passando eventualmente alla lettura delle pagine bianche o, in casi estremi, accendendo la televisione. Con me quest’ultimo rimedio funziona sempre.

14 marzo 2014

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Rachele Bindi

Psicologa-Psicoterapeuta (iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana n.4072), svolge attività clinica nel suo studio di Firenze (maggiori informazioni www.rachelebindi.it). Appassionata lettrice sin dall’infanzia, ha iniziato a proporre percorsi di Libroterapia abbinati alla Psicoterapia Analitica di C.G.Jung, avviando un Gruppo di Libroterapia per la ricerca del benessere psicologico e partecipando ad incontri e convegni di diffusione in Italia. Dal 2004 si occupa anche di consulenza e formazione aziendale, progettando ed erogando corsi di formazione per adulti su tematiche comportamentali, relazionali e di marketing (www.rachelebindi.com).

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