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Rachele Bindi

Libri come luoghi d’incontro, ecco le biblioteche (ed i libri) di condominio

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Tendo a fare molto caso alle sincronicità che accadono intorno a me, perché sono convinta che addensamenti di senso intorno ad un particolare significante siano indizi di qualcosa su cui riflettere. Ultimamente il mio inconscio è stato particolarmente sollecitato dalla parola “condominio”. Tutto è iniziato un paio di settimane fa una collega mi ha contattata per chiedermi un confronto sul possibile utilizzo libroterapico di romanzi incentrati sulla vita di condominio o comunque ambientati in condominio.

 

Ci sono diversi bei testi sul tema, io non ho potuto non ricordare Recami con il suo “La casa di ringhiera” in cui Amedeo Consonni, tappezziere, colleziona notizie su delitti feroci e violenti e si ritrova a guidare l’indagine su un delitto avvenuto in cortile.

 

Spostandoci idealmente da Firenze a Londra, J.G.Ballard ci presenta il suo “Il condominio”, conducendoci dalla iper-tecnologia, all’oscurantismo medioevale, mostrandoci la nascita dei clan intorno alle figure più carismatiche, con una regressione dei condomini alle relazioni dell’età tribale.

 

Sicuramente meno angosciante, un condominio di Istanbul, quello che troviamo in “Il palazzo delle pulci”, un romanzo della scrittrice turca Elif Şafak. L’autrice narra le storie degli inquilini di un condominio, un tempo chiamato “palazzo bonbon” e adesso, ormai privo del suo splendore, “palazzo delle pulci”. Il romanzo parla dell’umanità stravagante che ci vive all’interno. C’è il narratore, un professore donnaiolo, e una serie di condomini che sembrano personificazioni dei vari volti di Istanbul: contraddittoria come i gemelli dell’interno 3, affascinante come l’Amante Blu dell’interno 8, nevrotica ed esasperata come la signora Igiene Tiejn o desiderosa di vivere e di affacciarsi al mondo come sua figlia Su dell’interno 9, custode di storia e di segreti come Madama Zietta dell’interno 10.

 
Di questi e di altri testi abbiamo parlato, tanto che anche nei giorni successivi non ho potuto smettere di pensare a tutti i libri in cui ho incontrato la coralità di un palazzo. Tra questi, “Lucernario”, il secondo romanzo di Saramago, occupa un posto d’onore nella mia libreria. Il non ancora trentenne autore ci accompagna in una trama quasi ottocentesca: si tratta di un microcosmo racchiuso in un edificio di cui ci vengono mostrate le anime degli inquilini dei diversi appartamenti.

 

Pochi giorni dopo la conversazione con la collega, mi è stata mandata una mail che mi chiedeva un parere sulle biblioteche di condominio e sulla loro possibile efficacia come promotrici di socializzazione tra gli inquilini. Sono rimasta sinceramente colpita e sono andata a cercare qualche  informazione sul web. Mi sono imbattuta nella biblioteca di Via Rembrandt 12 a Milano, nata da ormai oltre due anni su un’intuizione di Roberto Chiappella, riparatore di apparecchi televisivi in pensione, che ha trasformato i pochi metri quadrati della stanza abbandonata dal portiere dello stabile, in una biblioteca condominiale. «I primi volumi li ho trovati vicino al bidone della spazzatura. Ma da quando all’assemblea di condominio ho raccontato la mia idea i titoli sono iniziati ad arrivare insieme alle persone: quel locale, e i suoi scaffali, sono diventati il punto di riferimento per tutte le 72 famiglie».

 

Oggi la biblioteca contiene oltre 5mila volumi e si è aperta al quartiere: niente tessera, niente iscrizione, ma solo la disponibilità a dedicare un po’ di tempo a socializzare con gli altri o a chiacchierare con Roberto mentre con pazienza scorre il catalogo per trovare il titolo richiesto. «Il libro è solo l’aggancio: quello che a me interessa è creare rete, tessere rapporti tra le persone, offrire uno spazio stare e fare insieme». Gestito interamente da volontari, senza un euro di spesa, la biblioteca sta diventando anche sede dove ospitare scrittori e creare, grazie alla pagina Facebook «Biblioteca Rembrandt 12», sinergie con altre esperienze simili, tra cui la Biblioteca “Al cortile”, nata a Roma all’interno del Condomio in Via Giovanni da Castelbolognese 30. Una sala dove trascorrere del tempo, prendere in prestito libri, Dvd e Cd, ma anche un posto dove incontrarsi e scambiare idee e dove verranno organizzati eventi di cultura e divertimento.

 

Insomma, tirando le somme, un condominio come piccolo collettivo, con le sue progressioni e regressioni, le possibilità di crescita dell’individuo nel contatto con gli altri, ma anche il terrore della spersonalizzazione, della perdita di individualità o della regressione dovuta alla chiusura verso l’esterno, al poter dire “noi” contro un voi che non vivete qui. E il libro, di nuovo, come possibilità di incontro, come occasione di scambio e di confronto, come apertura anche verso il fuori.

 

Rachele Bindi

 
20 maggio 2015

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Rachele Bindi

Psicologa-Psicoterapeuta (iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana n.4072), svolge attività clinica nel suo studio di Firenze (maggiori informazioni www.rachelebindi.it). Appassionata lettrice sin dall’infanzia, ha iniziato a proporre percorsi di Libroterapia abbinati alla Psicoterapia Analitica di C.G.Jung, avviando un Gruppo di Libroterapia per la ricerca del benessere psicologico e partecipando ad incontri e convegni di diffusione in Italia. Dal 2004 si occupa anche di consulenza e formazione aziendale, progettando ed erogando corsi di formazione per adulti su tematiche comportamentali, relazionali e di marketing (www.rachelebindi.com).

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