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Rachele Bindi

Polemica sul libro della Mazzucco, esempio di come si sia perso il valore della lettura

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Il romanzo di Melania Mazzucco ‘Sei come sei‘ è stato assegnato come lettura ai ragazzi e dopo ci sono state delle discussioni di gruppo ed anche un compito. Mesi dopo, scatta la polemica, o perlomeno mesi dopo si accende la polemica mediatica. Non posso non pensare che il tutto sia dovuto non tanto alla pretesa “oscenità” del romanzo, quanto al fatto che la narrazione tratti il tema dell’omosessualità.

I genitori hanno paura, una paura dettata dall’ignoranza (ignorano cosa porti un individuo ad esprimere una omosessualità e pensano forse che leggere un romanzo sull’omosessualità possa far diventare i loro figli omosessuali), dal pregiudizio (paura di una sorta di “catechesi” volta a far apparire l’omosessualità come la scelta di vita preferibile) e dal poco rapporto con i propri figli.
Dubito che gli adolescenti ne siano rimasti turbati: non ho letto nessun commento di studenti, solo di genitori e associazioni che cavalcano le ire dei genitori.

Comunque sia, credo che dietro ci sia una questione più profonda e forse anche più preoccupante (non che la manifestazione omofona fuori dal liceo sia accettabile): non sappiamo più che valore ha la lettura, ce ne siamo allontanati e torniamo ad averne paura, con una regressione spaventosa ai secoli preilluministi. Davvero pensiamo che un romanzo possa essere causa di problematiche e disagi, quando non ci rendiamo conto che se la lettura viene accompagnata al dialogo di gruppo, gestito dall’insegnante o da una figura di riferimento per i ragazzi, gli adolescenti sono perfettamente in grado di capire, contestualizzare, comprendere. 

Far leggere solo storie slegate dal mondo contemporaneo sicuramente accende meno domande nei giovanissimi, ma li astrae dal mondo fuori dalla porta del liceo. Questo isolamento non è generativo: la miglior tutela che possiamo mettere in campo per i giovani è renderli consapevoli ed abituarli a riflettere, due cose che la lettura promuove. Non ultimo e non trascurabile, trovare terreni comuni, avviare il confronto e il dialogo con loro. Mi pare che i professori in questione abbiano cercato esattamente di fare questo.

Rachele Bindi

30 aprile 2014

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Rachele Bindi

Psicologa-Psicoterapeuta (iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana n.4072), svolge attività clinica nel suo studio di Firenze (maggiori informazioni www.rachelebindi.it). Appassionata lettrice sin dall’infanzia, ha iniziato a proporre percorsi di Libroterapia abbinati alla Psicoterapia Analitica di C.G.Jung, avviando un Gruppo di Libroterapia per la ricerca del benessere psicologico e partecipando ad incontri e convegni di diffusione in Italia. Dal 2004 si occupa anche di consulenza e formazione aziendale, progettando ed erogando corsi di formazione per adulti su tematiche comportamentali, relazionali e di marketing (www.rachelebindi.com).

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